Da qualche anno a questa parte, prima di Natale, ho un appuntamento fisso: no, non è la corsa ai regali, ma la diatriba con un mio cliente – che per praticità chiamerò Gino – su come comunicare i suoi giorni di chiusura.

Mi spiego meglio.

Il “problema” delle chiusure natalizie sorge naturalmente dal fatto che Natale cade in giorni della settimana ogni anno diversi e che spesso è periodo di ferie più lunghe per uffici e aziende – si fa il classico ponte.

Ebbene, come indico i miei giorni di chiusura?

Io vs Gino

Poniamo che, come quest’anno – il 2017 – Natale cada di lunedì, Capodanno il lunedì successivo e che, nella settimana compresa tra le due festività, l’azienda voglia chiudere per ferie.

Gino mi ha chiesto di scrivere che la sua azienda sarebbe stata chiusa da mercoledì 27 a venerdì 29 dicembre.

Io ho scritto che sarebbero stati chiusi da sabato 23 a lunedì 1 gennaio.

Chi ha ragione? (Anche se qui siete sul mio blog, quindi la risposta è un po’ troppo facile…)

 

Motivazioni

Gino mi ha detto queste parole: “Se scrivi tutti quei giorni di chiusura sembra che siamo sempre in ferie, che non facciamo niente.”

Anche se non è proprio universalmente vero (leggi un ristorante, ad esempio), Natale è praticamente una festa obbligata, non è così necessario indicarla come chiusura – è stata anche l’altra osservazione di Gino.

Perché allora scegliere di indicare le chiusure nel modo in cui le ho scritte io?

Io ho scritto così con una precisa idea in testa: semplificare il più possibile la vita ai clienti di Gino.

 

Slalom

Sono partita da un assioma: il cliente (del mio cliente, quello finale) prima di tutto. Ma – assioma n.2 che, analogamente al primo, è sempre opportuno tenere presente nel mondo della comunicazione – il cliente (del mio cliente) è pigro!

Di conseguenza, più il messaggio è facile e immediato, più passerà e rimarrà a mente.

Lo scopo dell’indicare le chiusure nel modo che ho scelto io è quello di rendere subito percepibile, senza sforzo alcuno da parte del lettore, che l’ultimo giorno utile per lui per contattare Gino sarà venerdì 22 dicembre, il primo, alla riapertura, martedì 2 gennaio.

I giorni effettivi di ferie (giornate potenzialmente lavorative in cui si sceglie di tenere chiuso) sono esattamente le stesse nei due modi di indicare la chiusura – la reputazione del mio cliente è quasi salva! – ma con la modalità di comunicazione che ho scelto io il cliente finale non è costretto a fare uno slalom mentale tra chiusura del weekend che si somma a chiusura per festività (Natale e Santo Stefano), che si alterna a ferie vere e proprie, che si attaccano a un altro weekend e ad una ulteriore festività.

Tutto questo conteggio, tutto questo ragionamento richiede tempo, impegno, fatica da parte del lettore: tutte “ricchezze” che questi, sicuramente, non ha così intenzione di spendere per voi che non gli state comunicando chiaramente quando potrà venire in azienda, in negozio, in studio.

 

Più facile di così…

Al cliente finale interessa di se stesso, non delle ore di ferie effettivamente conteggiate nelle buste paga dei vostri dipendenti o delle effettive giornate off di voi imprenditori, amministratori e liberi professionisti.

Il cliente vuole la vita facile: voi dategli la “pappa pronta”.

Non chiedetegli tempo, impegno e fatica. A lui interessa capire al volo, senza pensare, quando vi trova e quando no.

Per voi i giorni di chiusura effettiva sono esattamente gli stessi nell’una e nell’altra versione della comunicazione: per il cliente finale la percezione invece è molto diversa. E l’impegno a capire che gli viene richiesto è molto diverso.

Morale: almeno in questo, fatela semplice quindi!

 

Il suo punto di vista, non il vostro

Fin qui abbiamo parlato di chiusure natalizie, ma lo stesso principio è applicabile a tutte le festività, i ponti, le ferie.

In tutti i casi di chiusura, quindi, il mio consiglio è quello di immaginarvi nei panni del cliente che deve/vuole venire da voi. Qual è l’ultimo giorno utile per lui per farlo e il primo in cui vi ritrova?

Guardate la questione dal punto di vista del cliente, sempre, e… semplificategli la vita!

Date una risposta semplice a una domanda semplice.